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Lavorare da remoto aumenta davvero i rischi informatici?

Aprile 2026 • Lettura: 4 min​

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Lo smart working ha cambiato in modo profondo l’organizzazione del lavoro in molte aziende. Lavorare da remoto offre più flessibilità e una gestione più autonoma delle attività, ma porta anche l’esposizione di dati, accessi e dispositivi fuori da ambienti “controllati”. 

Quando il lavoro esce dall’ufficio, entrano in gioco reti domestiche, accessi remoti, dispositivi distribuiti e strumenti cloud che devono continuare a funzionare in sicurezza anche lontano dall’infrastruttura aziendale tradizionale. 

È in questa gestione quotidiana che nascono molteplici vulnerabilità. 

 

Quando lo smart working aumenta i rischi informatici 

In ufficio i dispositivi e le connessioni vengono generalmente gestiti all’interno di un ambiente controllato. Da remoto, invece, il contesto cambia: ci si collega a reti Wi-Fi domestiche, si lavora da ambienti in coworking o spazi condivisi e, in alcuni casi, vengono utilizzati anche dispositivi personali. 

Bastano piccoli dettagli per generare un’esposizione di dati: 

  • password salvate senza criteri di sicurezza;  
  • dispositivi non aggiornati;  
  • accessi lasciati aperti;  
  • file condivisi senza controllo;  
  • link o allegati aperti con troppa fretta.  

Il rischio aumenta quando le medesime modalità di lavoro usate in ufficio vengono erroneamente utilizzate in contesti diversi, senza adattare gli idonei strumenti, controlli e procedure. 

 

Dispositivi aziendali: uno degli elementi più esposti 

Notebook, smartphone e tablet aziendali contengono email, credenziali, documenti, accessi ai gestionali e dati operativi. Quando questi dispositivi vengono usati fuori dalla sede aziendale per lunghi periodi, mantenerli allineati agli standard, alle procedure e alle policy di sicurezza diventa più complesso. 

Per questo la gestione non può dipendere soltanto dal singolo utente, ma è fortemente consigliato integrare un valido sistema di gestione dei device. 

Tra le misure più importanti ci sono: 

  • aggiornamenti regolari di sistema e software;  
  • antivirus e protezioni attive;  
  • blocco automatico del dispositivo;  
  • crittografia dei dati;  
  • gestione centralizzata degli endpoint.  

Molti incidenti informatici partono proprio da dispositivi rimasti senza controlli o aggiornamenti per settimane (o mesi!). 

 

Accessi remoti: perché una password non basta più 

Con lo smart working, email aziendali, piattaforme cloud e strumenti interni devono essere accessibili ovunque. Questo rende gli accessi uno dei punti più delicati dell’intera infrastruttura. 

Se una credenziale viene compromessa, l’attaccante può tentare di entrare direttamente nei sistemi aziendali senza dover superare particolari barriere tecniche. 

Per ridurre il rischio è utile: 

  • utilizzare password robuste e diverse per ogni accesso;  
  • attivare l’autenticazione multi-fattore (MFA);  
  • limitare i privilegi non necessari;  
  • controllare e segnalare gli accessi sospetti o insoliti.  

L’autenticazione multi-fattore è la misura di sicurezza più semplice, che si può implementare fin da subito (anche in autonomia!). Il suo scopo è di aggiunge una verifica ulteriore in fase di login; la verifica avviene tramite app dedicata o notifica push. Anche se una password viene compromessa, l’accesso non può essere completato senza una seconda conferma. 

 

Reti domestiche e Wi-Fi: un rischio spesso sottovalutato 

Molti utenti lavorano da casa utilizzando reti pensate per un uso domestico, non aziendale. 

Router non aggiornati, password Wi-Fi troppo semplici o dispositivi collegati senza alcun criterio di sicurezza aumentano il rischio di accessi non autorizzati o intercettazioni del traffico. 

Alcune abitudini possono ridurre di molto l’esposizione, come ad esempio: 

  • cambiare le credenziali predefinite del router;  
  • utilizzare reti Wi-Fi protette;  
  • evitare connessioni pubbliche senza VPN;  
  • separare, quando possibile, il traffico di dispositivi personali e aziendali.  

Sono aspetti che spesso sembrano secondari, ma molte compromissioni iniziano proprio da configurazioni trascurate. 

 

Phishing e smart working: perché gli attacchi funzionano meglio 

Lavorando da remoto vengono meno anche alcune verifiche spontanee, che in ufficio sono invece molto naturali. 

Non è più così immediato rivolgersi alla scrivania affianco per chiedere a un collega se un’email ricevuta sia legittima oppure no. 

Come fare a riconoscere la truffa? 

Le email fraudolente sfruttano urgenza, richieste improvvise o comunicazioni strane che sembrano però provenire da clienti, fornitori o figure interne all’azienda. In alcuni casi basta aprire un allegato o inserire credenziali in una pagina falsa per compromettere accessi e dati aziendali. 

Per questo la formazione continua resta una delle difese più importanti. Le persone devono sapere riconoscere i segnali sospetti, in modo da evitare comportamenti rischiosi e capire come reagire quando qualcosa non torna. 

 

La sicurezza nello smart working richiede continuità 

Molte aziende investono in svariati strumenti tecnologici, ma la sicurezza dipende anche dal modo in cui dispositivi, accessi e procedure vengono gestiti nel tempo. 

Quando utenti e dispositivi lavorano distribuiti, diventa fondamentale avere visibilità sull’infrastruttura che si estende anche oltre le mura aziendali: aggiornamenti mancanti, accessi anomali, endpoint fuori controllo o configurazioni deboli devono poter essere sanati rapidamente. 

Monitoraggio continuo, gestione remota e controllo centralizzato dei dispositivi e degli accessi sono ormai diventati parte della continuità operativa aziendale, non più semplici attività tecniche. 

Ridurre il rischio senza rallentare il lavoro è oggi una delle sfide principali per chi gestisce ambienti distribuiti. 

 

Proteggere lo smart working per proteggere la continuità aziendale 

In molte aziende lo smart working è particolarmente apprezzato, ed è diventato una modalità operativa stabile. 

Questo implica che dispositivi, accessi e dati aziendali continuano a muoversi ogni giorno fuori dall’ufficio, insieme alle persone che lavorano da remoto. 

Proteggere tutti questi elementi con adeguate politiche di sicurezza e specifici servizi IT aiuta a evitare blocchi operativi, limita fortemente le esposizioni di dati e garantisce la continuità necessaria nelle attività quotidiane, anche quando emergono problemi o anomalie. 

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